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Caprice: la cenere che scotta (1967)

Penultimo film di F. Tashlin, e il migliore film con D. Day. Maltrattato dai critici, scarso successo di pubblico. Merita una riabilitazione. Comincia come una spy-story in campo cosmetico con due protagonisti che non sono quel che sembrano ("Sono la spia che viene dal cold-cream" dice lei). Poi la storia si sposta sul traffico della droga con Day che vuole vendicare la morte del padre, assassinato in Svizzera sulla pista di un boss. La cianciata sceneggiatura di Jay Jayson per la Fox fu rivenduta e corretta da Tashlin che spinge gli stereotipi dello spionaggio verso la farsa e il cinismo del genere poliziesco verso l'assurdo. Può essere letto in vari modi: critica del consumismo, esercizio di mescolanza dei generi ecc. Un critico di New York insinuò di aver visto in Day un James Bond femminile e una Ursula Andress maschile in R. Harris, gentleman effeminato che, qua e là, esibisce palpebre truccate come si conviene a una storia di cosmetici.

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